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22 Agosto, 2017

La Storia

Carta della Toscana con la suddivisione delle circoscrizioni provinciali dopo il Decreto del 1927 che istituì la Provincia di Pistoia

L'atto di nascita
L'istituzione della provincia di Pistoia avvenne con due decreti, rispettivamente del 1927 e del 1928, e fu il risultato di un'operazione politica che rispose ad esigenze del fascismo a completamento della costruzione del regime. 
Il riconoscimento del rango di "provincia" rientrò in una vasta operazione di ordinamento amministrativo che definì i rapporti fra centro e periferia dello Stato nel senso di un accentuato centralismo burocratico e autoritario: il prefetto, rappresentante il governo in sede provinciale, ne costituiva la longa manus sul territorio; il rettorato, alla cui guida era preposto un preside, era l'organo esecutivo della deputazione provinciale con compili strettamente amministrativi. Tutte le nomine calavano "dall'alto": i prefetti erano funzionari di carriera; preside e rettori venivano scelti fra personaggi in vista della realtà locale.

Parto diffìcile e complicato
Molti si affrettarono a vantare meriti per il successo ottenuto e si disse che la nuova provincia fosse stata voluta personalmente da Mussolini. La sua costituzione avvenne, in effetti, sotto spinte di varia natura e pressioni di diversa provenienza. L'improvvisazione, dovuta all'urgenza dell'alto, impose di intervenire due volte nel giro di appena un anno per tracciare i confini de! nuovo ente, così che si riuscì a stento, sul momento, a contenere la protesta della Valdinievole ("aggregata" o "annessa", secondo i diversi punti di vista). 
Il disagio covò in modo latente, prima di manifestarsi, a metà degli anni Trenta, nel corso delle controverse trattative per l'unificazione delle Casse di Risparmio di Pistoia e Pescia.

I primi anni
Le difficoltà iniziali della vita dell'ente sono testimoniate dalla permanenza in carica della commissione straordinaria, oltre il tempo previsto, e dal ritardo nella formazione dei prescritti organi dirigenti. Attriti e contrasti sorsero subito in merito alle separazioni patrimoniali dalle "consorelle" (Firenze e Lucca), ma specialmente a causa di questioni territoriali, la cui soluzione si prolungò nel tempo: le resistenze e le opposizioni si manifestarono dalla parte occidentale e orientale: Lucca si sentì menomata nella sua storica configurazione. 
Prato ambiva (e continuò ad ambire) ad essere elevata allo stesso grado amministrativo.

Il passaggio della guerra
Poi arrivò la guerra. Pistoia e il suo territorio ne furono investiti dall'autunno del 1943 (occupazione tedesca, bombardamenti alleati) fino a che il fronte si fermò alla linea Gotica (combattimenti, cannoneggiamenti, razzie, rastrellamenti, rappresaglie, stragi). La provincia ebbe a soffrirne molto in termini di perdite umane e distruzioni. 
Caduta infine anche l'ultima incarnazione del fascismo repubblicano, che aveva introdotto nell'Italia centro-settentrionale la figura del "Capo della provincia" (prefetto e in pari tempo segretario federale del partito), ritiratisi i tedeschi, il Comitato provinciale di liberazione nazionale, dal quale furono nominati anche i primi amministratori provinciali, avviò la faticosa e travagliata opera di ricostruzione.

Una Provincia rinnovata
Un decreto legge (4 aprile 1944, n. 111), emanato dal governo del Regno del Sud per disciplinare il funzionamento degli enti locali, stabilì di ripristinare in via transitoria gli organismi dell'Italia liberale, in attesa dell'elaborazione del nuovo ordinamento dello Stato che avrebbe dovuto sostituire quello fascista: l'amministrazione delle Province doveva essere retta da un presidente e da una deputazione nominati dal prefetto su parere dei CLN. Liberato completamente il territorio pistoiese dall'occupazione tedesca nella primavera del 1945, l'amministrazione provinciale fu adeguata alla normativa nazionale. 
Il presidente e la deputazione rimasero in carica per il periodo di elaborazione della Carta costituzionale la quale mantenne dopo molte discussioni l'ente Provincia e dispose che gli organi dirigenti sarebbero stati la giunta e il consiglio, eletti democraticamente ogni cinque anni.
Le funzioni del prefetto furono ridefinite da una legge del 1949 e un'altra legge (8 marzo 195L n. 122) fissò Telettività del consiglio a suffragio universale e il numero dei suoi membri. Durante il periodo intercorrente fra l'entrata in vigore della Costituzione (1948) e le prime elezioni (1951), l'amministrazione provinciale di Pistoia fu diretta da un commissario prefettizio.

(Ri)nascita
I risultati delle elezioni del 1951 e quelli delle successive tornate elettorali fecero registrare il successo dei partiti socialista e comunista che hanno guidato l'amministrazione provinciale, senza interruzione, per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. Uno dei primi impegni, che diverrà una costante dell'azione degli amministratori della Provincia di Pistoia, fu quello di promuovere c sostenere il coordinamento delle Province toscane (Unione Regionale Province Toscane) in vista e in preparazione dell'ente Regione previsto nel testo costituzionale.
L'attività amministrativa fu rivolta alla valorizzazione del territorio e contributi furono elargiti per lo sviluppo di produzioni e realtà locali: rimboschimento delle aree collinari e montane, mostra del Fiore e centro sperimentale di floricoltura di Pescia, mostra/mercato zootecnica e agraria di Borgo a Buggiano e Quarrata, monumento e parco di Pinocchio a Collodi, promozione del turismo invernale ad Abetone, riapertura del musco ferrucciano a Gavinana. Per non fare che qualche esempio.
Nonostante la gravità della situazione economico-sociale negli anni Cinquanta (anni di scontro ideologico che trova puntuale testimonianza nei verbali di consiglio), l'attenzione degli amministratori provinciali si rivolse a situazioni di emergenza extra-locali, in corrispondenza di sinistri naturali (specificamente le ripetute e disastrose alluvioni del Polesine o quella di Fréjus. nella Francia meridionale, dove risiedeva una comunità di emigrati pistoiesi) o riconducibili a responsabilità umane (la tragedia dei minatori di Marcinelle in Belgio).

Nella società del benessere
Il decennio si chiuse con una grave crisi politica a livello nazionale (fatti di Genova e Reggio Emilia dell'estate del 1960 per il ritorno di un'attività fascista sulla scena). In quel momento, alla vigilia della stagione delle riforme, una legge (10 settembre 1960, n. 962) introdusse, con qualche correttivo, l'adozione del sistema proporzionale nelle elezioni amministrative. 
In questo contesto, un momento alto della storia dell'amministrazione provinciale fu toccato con le celebrazioni organizzate per il centenario dell'Unità d'Italia (1961) e l'impegno a sostegno della memoria della Resistenza intesa come "secondo Risorgimento".
Nel tempo in cui il Paese stava per entrare fra molte contraddizioni nel periodo del "miracolo economico", segnato in modo particolare dallo sviluppo del traffico automobilistico su gomma, l'apertura dell'autostrada del Sole, che ne fu un elemento decisivo e fortemente simbolico, ridusse di molto l'importanza della statale "Porrettana", con la sua appendice della "camionabile", che era stata fino ad allora un'importante via di percorrenza degli automezzi pesanti fra Nord e Centro della penisola. 
Per limitare gli effetti negativi o i danni di un tale declassamento, si cercò di reagire con la costruzione del traforo della Collina e della Pistoia-Riola, in modo da accrescere le alternative di collegamento transappenninico e salvaguardare così, in qualche misura, la funzione di snodo che il territorio pistoiese aveva svolto fino dai secoli del medioevo nella rete delle comunicazioni stradali.

Gli anni Sessanta
Alcuni grandi avvenimenti nazionali e intemazionali trovarono nel consiglio provinciale, come e più che nel decennio precedente, una cassa di risonanza. Il passaggio del partito socialista nell'area governativa indebolì e incrinò (ma non ruppe in un primo momento) l'alleanza con il partito comunista nelle amministrazioni locali, così che in Provincia il partito comunista costituì una giunta monocolore con sostegno socialista dall'esterno.
Fermenti e aperture nel mondo cattolico al tempo del pontificato giovanneo e del concilio, accompagnati dalla nascita di associazioni e movimenti di "dissenso", sensibili ai problemi sociali e uniti nella critica nei confronti della incipiente società consumistica, si manifestarono anche nel pistoiese (autonomia delle ACLI, Cinefonim pistoiese). Insomma, la società civile e le forze politiche erano in movimento di fronte ai cambiamenti in atto e in prospettiva.
Soprattutto le nuove generazioni cominciarono a mettere in discussione quanto vi era di immobile e vecchio nelle diverse aree politiche e prepararono un ricambio dei gruppi dirigenti che a Pistoia avvenne tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta sotto la spinta del movimento studentesco e delle lotte dei lavoratori.

La '"repubblica conciliare" e l'avvento della Regione
Sullo scenario pistoiese incombevano, nella seconda metà degli anni Sessanta, preoccupanti problemi che rendevano incerta la situazione economica dell'intera provincia. La collaborazione fra comunisti e socialisti si interruppe bruscamente nel 1967 e la giunta provinciale fu costretta a rassegnare le dimissioni. 
L'evoluzione dei rapporti politici portò a un'esperienza d'avanguardia: per assicurare continuità all'azione amministrativa, il partito comunista decise di appoggiare dall'esterno una giunta di centro-sinistra, accogliendo il richiamo ai comuni valori delia Resistenza. Le successivo delibero, pur prese sotto la minaccia di commissariamento, e L'elaborazione di un'intesa programmatica attcstarono la volontà di risolvere insieme i problemi pistoiesi e di condurre aniiariameme ia frataglia per le autonomie locali nel quadro della riforma delio scrutture dello Stato (riferita soprattutto all'introduzine dell'istituzione regionale). Ma la soluzione politica, che attirò l'attenzione della stampa nazionale, aveva comunque un carattere di eccezionalità, perche andava contro gli indirizzi dei partili a livello nazionale: la "repubblica conciliare" fu sottoposta a critiche, pressioni e voti (direzioni nazionali e basi di partito, autorità ecclesiastiche), finché non cadde (eslate del 1969), sebbene avesse conseguito obiettivi importanti. 
Un muro, comunque, era slato inlaccato: i semi di dialogo, gettali in quella breve stagione, avrebbero dalo frutti ne! decennio successivo.
Intanto, mentre alla guida dell'amministrazione provinciale tornava un monocolore comunista, sostenuto da una maggioranza di sinistra, la realizzazione delle Regioni (1970) aprì un nuovo capitolo nella vita degli enti locali che si trovarono ad affrontare sfide inedite sullo sfondo di grandi cambiamenti (strategia della tensione a livello nazionale e crisi petrolifera a livello internazionale) destinati a divenire epocali.

La provincia moderna
Gli anni '70 e '80 sono stati caratterizzati da incertezza e contestazioni sul ruolo dell'ente Provincia, ma l'ente ne è uscito con un ruolo rafforzato: già nel 1981 anche il presidente della provincia, al pari del Sindaco, viene eletto direttamente dai cittadini, ma soprattutto nel 1990 la Legge 142 le conferisce autonomia statutaria al pari dei Comuni, insieme ad importati competenze in materia di programmazione. Con le leggi Bassanini, il decreto 267 e la riforma costituzionale del 2001 si afferma pari dignità costituzionale delle province con Comuni, Regioni e Stato, attribuendo autonomia statutaria e regolamentare e finanziaria, nonché la titolarità di funzioni proprie e funzioni conferite dallo stato e dalla regione, confermando la piena rappresentatività della propria comunità, della quale cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo. Nei successivi dieci anni si riaccende la discussione sul ruolo dell'ente e si susseguono tentativi di intervento sulla sua sorte, tentativi che nel 2014 approdano ad un progetto di ridimensionamento dell'identità istituzionale, configurando la provincia come ente di secondo livello, privo della rappresentatività diretta della sua comunità e riducendo le funzioni proprie. E' con la legge 56 del 2014 che se ne modificano gli organi, le regole elettorali, le funzioni proprie, verso un orizzonte di modifiche costituzionali che ad oggi registra una battuta di arresto provocata dagli esiti del relativo referendum popolare.