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UN ORGANISMO MANGIA-PETROLIO

L'inquinamento degli ambienti naturali rappresenta uno dei maggiori problemi dei nostri tempi. La causa delle crescenti urbanizzazione ed industrializzazione vengono scaricati ogni anno nell'atmosfera, nelle acque e nel suolo, grossi quantitativi di sostanze nocive per la vita di questi habitat e per la salute dell'uomo.  In particolare nell'ecosistema marino si accumulano costantemente rifiuti petroliferi e loro derivati, trasportati da affluenti o riversati direttamente da navi e piattaforme. Questo è quindi uno dei motivi del sempre maggior interesse che la comunità scientifica rivolge verso i microrganismi capaci di distruggere parzialmente o completamente le sostanze tossiche abbandonate dall'uomo.

Il petrolio grezzo è formato da una grande varietà di idrocarburi insieme ad altri composti spesso tossici per gli organismi marini, ma in ambienti soggetti ad inquinamento cronico da petrolio, queste sostanze possono essere utilizzati come fonte di energia da alcuni microrganismi che le decompongono fino a trasformarle in acqua ed anidride carbonica. Tra questi nel 1996, dalle acque della laguna di Venezia, è stato isolato un batterio, denominato Acinetobacter venetianus, capace di svolgere numerose tappe del processo di degradazione del gasolio-petrolio.

Altri batteri capaci di attaccare il petrolio sono stati studiati fin dai primi anni '70, ma Acinetobacter venetianus è il solo che riesce a distruggere tutti i composti, anche i più complessi, che costituiscono la miscela di sostanze chiamata petrolio. Si sa ancora poco sulle reali capacità di questo microrganismo, certo non dobbiamo sperare che possa risolvere il problema crescente dell'inquinamento dei mari. In natura esistono esseri viventi che potenzialmente, insieme agli agenti atmosferici, potrebbero decomporre tutte le sostanze inquinanti che l'uomo in modo irresponsabile scarica nell'ambiente (esista sempre una certa capacità autodepurativa), ma non potranno mai smaltire i grossi quantitativi con cui si presentano questi inquinanti.  Quindi anche l'attività di Acinetobacter venetianus sarà sempre troppo lenta per riuscire a vincere la velocità con cui si accumulano i rifiuti nei mari.

Michela Giacomelli

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