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VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CITTA' DI PISTOIA
Incontro Istituzionale con le Autorità Politiche,
Civili e Militari
Pistoia, 16 settembre 2002
Signor Presidente della Giunta Regionale della Toscana,
Signor Presidente della Provincia di Pistoia,
Signor Sindaco di Pistoia,
Onorevoli Parlamentari,
Autorità civili e religiose,
cari Sindaci della Provincia di Pistoia,
vi ringrazio, anzitutto, per le vostre cordiali espressioni di amicizia.
Tramite vostro voglio ringraziare anche tutti coloro che stamane hanno
partecipato alla pietosa cerimonia di inaugurazione del monumento eretto
in memoria dell'eccidio del Padule di Fucecchio, compiuto il 23 agosto
1944, con inaudita ferocia, in base a un ordine preciso e spietato: "Vernichten",
annientare.
Poche altre stragi di civili, uomini, donne, bambini, giovani e vecchi,
eguagliarono per ferocia quella che oggi abbiamo ricordato, che costò la
vita a 175 esseri umani.
Un "crimine contro l'umanità", tra i molti che contribuirono a
dare alla Toscana il tremendo primato, fra tutte le regioni italiane, nel
numero delle vittime civili della guerra: oltre 4.400, a quanto
riferiscono gli storici. Per ben dieci mesi la nostra bella terra fu
teatro della lenta ritirata dell'esercito nazista verso la "linea
gotica", che lasciava dietro di sé una scia di sangue; e visse nel
terrore.
Eventi lontani nel tempo, ma non dimenticati. Non li dimentichiamo noi
toscani, non li dimentichiamo noi Europei. Vogliamo ricordare quella
tragedia - che nella nostra mente si ricollega, in queste giornate,
all'atroce atto di terrorismo dell'11 settembre - affinché non possa
ripetersi; affinché il ricordo ci dia la forza - e ce l'ha data - di
costruire, nel nome della democrazia e della libertà, un'altra Europa:
un'Europa di pace e di amicizia fra i popoli, che è di esempio al mondo.
Questo ci dicemmo, il Presidente tedesco Rau ed io, quando ci recammo
insieme, pochi mesi fa, a rendere omaggio alle vittime di un altro orrendo
eccidio, quello di Marzabotto.
Questi ricordi, incancellabili nella memoria di vita degli uomini della
mia generazione, rendono ancora più vivide le immagini serene che
scandiscono questa mia visita a una città, a una provincia, che ho ben
conosciuto fin da ragazzo. Dalla mia Livorno a qui la distanza è poca, il
patrimonio comune di civiltà è grande; lo spettacolo degli splendidi
vivai che fanno di Pistoia "la capitale europea delle piante" ha
lasciato nella mia mente di ragazzo una impronta incancellabile di
meraviglia, che ad ogni nuova visita a questa terra si rinnova e rafforza.
E' accaduto di nuovo ieri, quando ho iniziato proprio da un vivaio la mia
visita a Pistoia.
Cito una frase che mi ha colpito, di un vostro concittadino, giustamente
orgoglioso di essere pistoiese: "il nostro petrolio è il
paesaggio"; quel paesaggio toscano unico al mondo, che è una delle
glorie della nostra terra; accanto alle nostre cattedrali, ai nostri
palazzi comunali, alle opere dei nostri pittori e dei nostri scultori, di
cui Pistoia è ricca.
A differenza del petrolio, il paesaggio non si esaurirà mai, purché se
ne abbia la giusta cura. Ho ascoltato non molto interesse i discorsi del
Presidente della Regione, del Presidente della Provincia e del Sindaco di
Pistoia; credo di poterne dedurre che la conservazione del passato ha,
nelle vostre scelte di amministratori, un peso non minore di quanto
l'abbia la creazione del nuovo, di condizioni favorevoli al vostro
progresso civile, economico, sociale.
Pistoia è pressoché al centro di un'area che, da Firenze alla costa
tirrenica, è fra le più prospere e sviluppate d'Europa. Caratterizza la
vostra economia un grado elevato di diversificazione della produzione
industriale, con poli di antica eccellenza, come la Breda; con produzioni,
soprattutto di beni di consumo, che - grazie all'alta qualità del
prodotto, a un'interessante presenza anche nei settori informatici e di
alta tecnologia, all'elasticità di strutture produttive capaci di
adattarsi agli alti e bassi del mercato - riescono a fronteggiare
l'impatto della concorrenza anche dei Paesi emergenti.
Come si spiegano questi risultati, oltre che con l'ingegno e con un'etica
del lavoro, antica e sempre viva?
Qualcuno mi ha detto: noi viviamo dello sviluppo generale dell'economia
europea; spedivamo il 90 per cento della nostra produzione all'estero,
oggi, statisticamente, la percentuale si è ridotta al 20 per cento; perché
per il grosso delle nostre esportazioni l'Europa è ormai diventata un
"mercato interno".
Questa immagine coglie bene l'importanza per la vostra economia, e per
l'economia italiana in generale, della nostra scelta europea, culminata
nella creazione della moneta unica, l'euro: culminata per ora, perché
l'integrazione economica, come quella politica, possono e debbono ancora
fare molti passi avanti. Ho fiducia che li faranno.
Anche l'euro - di cui constatiamo l'utilità, come pilastro di stabilità,
ad ogni accenno di nuove difficoltà dei mercati internazionali - è
stato, per il processo di unificazione europea, un traguardo fondamentale,
ma soltanto un traguardo di tappa.
Nel momento stesso in cui si è creato l'euro, si è infatti creata una
zoppia fra politica monetaria e politica economica: essendo attribuita la
prima alla Banca Centrale Europea, affidata ancora la seconda, in notevole
misura, ai governi nazionali. Questa zoppia, che denunciammo già molto
tempo addietro, viene corretta con troppa lentezza: bisogna accelerare i
tempi di attuazione di un governo coordinato dell'economia dei Paesi
dell'Europa, finalizzato congiuntamente alla stabilità e alla crescita.
Nel campo politico, la Convenzione che è ora al lavoro, a cui l'Italia
sta dando il suo contributo nella scia di una tradizione europeista che
mantiene tutta la sua attualità, prepara nuovi avanzamenti istituzionali,
capaci di rendere meglio governabile una Unione Europea che è alla
vigilia di uno storico allargamento: e di far pesare nel mondo, più di
quanto oggi non sia possibile, la visione di pace, di ordine e di
progresso per tutti i popoli, che è il punto d'arrivo della nostra civiltà.
E' guardando a questi larghi orizzonti, che noi Italiani progettiamo e
costruiamo il nostro futuro. Nella competizione economica su scala
globale, che è propria del nostro tempo, la ricchezza delle nostre
tradizioni, della nostra identità culturale, ci consente di essere spesso
vincenti.
Ciò vale, per quanto vi riguarda, oltre che per i settori industriali che
ho già ricordato, anche per il vivaismo; come pure per il turismo, che ha
già in Montecatini, in questa provincia, un luogo di richiamo di fama non
solo italiana; mentre Pistoia attende ancora di vedere riconosciuta dai
grandi flussi del turismo internazionale l'eccellenza del suo patrimonio
artistico.
Il fatto è che per risultare vincenti, sul mercato europeo e su quello
mondiale, occorre un impegno a 360° gradi: ciò è tanto più vero in una
fase di stanchezza dell'economia mondiale, come quella che stiamo vivendo.
In primo luogo bisogna consolidare il risanamento dei conti pubblici.
Problema questo comune a numerosi Paesi europei; ma è doveroso tener
conto che la nostra struttura finanziaria è più esposta alle variazioni
dei tassi di interesse, dato il gravame di un debito il cui servizio pesa
in misura ancora rilevante sul bilancio dello Stato.
Nel campo della produzione, occorre sposare alla tradizione l'innovazione,
attraverso un migliore collegamento fra la ricerca, l'università e gli
istituti professionali all'industria.
E bisogna migliorare le infrastrutture, adeguandole alle necessità delle
attività produttive di ogni regione: anch'esse incidono sensibilmente sui
costi di produzione. Questo è un problema che si presenta quasi ovunque.
Nel caso di questa provincia, è forte l'esigenza di migliorare il sistema
delle comunicazioni, in un'area densamente popolata e a così alto livello
produttivo come questa: circa a metà strada fra Firenze e il Mare.
L'autostrada, fra le prime costruite in Italia, asse centrale di questo
territorio, non è più sufficiente. La radicale innovazione dei trasporti
ferroviari, con la costruzione di una "metropolitana" che vi
colleghi all'Alta Velocità, risponde a esigenze vitali, che non tollerano
ritardi.
Lo spazio in cui si muovono le nostre realtà provinciali è divenuto
assai vasto. La condizione necessaria perché anche Pistoia mantenga ed
accresca il suo benessere è di mantenersi competitiva in un mercato
grande come il mondo e in cui si affollano molti concorrenti, vecchi e
nuovi. Lo stesso vale per tutta l'Italia.
L'economia italiana sarà più forte quando saremo riusciti a creare le
condizioni per impiegare tutta la nostra forza di lavoro per dare un
impulso decisivo al decollo del Mezzogiorno.
Questo è già in corso, anche grazie a emergenti, importanti energie
endogene. Ma potrebbe ricevere dal trasferimento di capitali e di
iniziative produttive da Nord a Sud una spinta determinante.
Dico agli imprenditori e alle forze sindacali di questa Italia prospera:
guardate a Sud, alla nostra "nuova frontiera" interna, per
trovare spazi al vostro stesso sviluppo!
Non è accettabile per la coscienza nazionale che il Nord e molte
provincie del Centro abbiano raggiunto livelli di piena occupazione che
rendono indispensabile l'importazione di manodopera, o la delocalizzazione
di imprese oltre confine, e nel Mezzogiorno vi siano tassi di
disoccupazione due, tre o anche quattro volte più alti.
A Sud abbiamo una grande riserva di risorse umane, con giovani che hanno
un alto livello di istruzione e che sono ansiosi di dare prova delle loro
capacità.
Dobbiamo saper usare queste risorse a vantaggio di tutta l'Italia,
attraverso, in primo luogo, la "delocalizzazione" o nuova
localizzazione d'imprese all'interno, fra il Centro-Nord e il Sud. Come
pure, in senso inverso, attraverso una maggiore mobilità del lavoro, da
favorire anche con interventi sociali.
Sono, queste, condizioni dello sviluppo pari, per importanza,
all'attuazione di quelle riforme istituzionali che debbono migliorare
l'efficienza della pubblica amministrazione, con una nuova ripartizione
dei compiti, dei poteri e delle responsabilità fra i vari livelli di
governo locale e centrale: un "processo complesso e difficile",
come già ebbi a dire. Ho ben presenti i problemi che sono stati qui
ricordati, con molto vigore.
Debbo dire peraltro che trovo abitualmente, nelle tappe successive di
questo mio viaggio in Italia, la presenza di uno spirito di collaborazione
che coinvolge pubblico e privato, autorità locali, organizzazioni di
categoria, mondo dell'insegnamento - anche se non tutti avanzano con passo
altrettanto spedito sui tre fronti: infrastrutture; ricerca e innovazione
tecnologica; migliore amministrazione.
C'è molto da fare, ci vuole molta buona volontà, molto senso del bene
pubblico. Ma nell'insieme la provincia italiana, indipendentemente dal
colore politico delle amministrazioni, offre un'immagine incoraggiante del
nostro Paese, forse non sufficientemente diffusa dai mezzi di
comunicazione di massa.
La provincia è abitualmente teatro di una dialettica vivace fra partiti
di governo e opposizione, che non impedisce però opportune
collaborazioni.
Questa dialettica è resa costruttiva dal reciproco, dichiarato
riconoscimento che ambedue gli schieramenti sono democratici, ambedue
egualmente legittimati dal voto popolare e dall'accettazione della
Costituzione, patrimonio comune di tutte le forze politiche rappresentate
in Parlamento.
Questa è una regola fondamentale della democrazia.
Elemento determinante per lo sviluppo è la formazione, in tutte le fasi
della vita dell'uomo: dei giovani, ma anche di coloro che sono già
impegnati in attività di lavoro, in questa epoca di incessante progresso
tecnologico.
Anche la capacità di creare un ambiente propizio alla formazione
dell'uomo fin dai primissimi anni della vita è parte importante, più di
quanto non sembri, della risposta da dare al problema della competitività
nel mondo.
Sono, questi, problemi e temi in cui sono commiste finalità economiche e
finalità sociali. Mi piace, a questo proposito, concludere sottolineando
come Pistoia, che qualcuno ha soprannominato "la città dei
bambini", ed è un grande titolo di merito, può vantarsi di essere
ai primi posti in Italia, e in Europa, nella offerta di educazione per
l'infanzia, a partire dagli asili nido e dalle scuole materne.
Lo è grazie anche alla collaborazione tra pubblico e privato, fra antiche
tradizioni di volontariato religioso e di assistenza sociale (un tempo si
parlava di "opere di carità"), e nuovo impegno dei cittadini e
delle istituzioni di governo locale nel sociale.
Voi state facendo in questo campo una bellissima esperienza, che può
servire di esempio ad altri. E non fate così soltanto un'opera buona;
state gettando le fondamenta del vostro futuro.
Visite come questa a Pistoia, iniziatasi con un impegno di coscienza, che
imponeva di riflettere su un passato orribile e tutt'altro che lontano, e
proseguita con una intensa discussione dei successi, dei problemi e dei
progetti di una società provinciale che si colloca, non da oggi del
resto, all'avanguardia del progresso della nostra Italia, consentono,
anche a chi non sia portato a facili ottimismi, di proseguire il proprio
cammino, e il proprio lavoro, con rinnovato, fiducioso impegno. E di ciò
vi ringrazio, augurando a voi tutti buon lavoro: portate - e qui mi
rivolgo in particolare ai Sindaci - questo mio saluto, questo mio augurio,
a tutti i vostri rappresentati.
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