16 SETTEMBRE 2002

PALAZZO COMUNALE DI PISTOIA

 

INCONTRO ISTITUZIONALE CON AUTORITA' LOCALI

DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

CARLO AZEGLIO CIAMPI

 

 

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PISTOIA

GIANFRANCO VENTURI

 

 

Signor Presidente della Repubblica

Signor Presidente della Giunta Regionale

Signori Sindaci,

Autorità, Signore e Signori

 

 

Anche a nome dei Sindaci e degli Amministratori Locali della nostra Provincia, vorrei innanzi tutto rinnovare a Lei, Signor Presidente della Repubblica, un caloroso saluto ed un ringraziamento per la Sua visita e per l’opportunità che essa ci offre.

 

Oggi infatti possiamo presentarLe questo nostro territorio e questa nostra comunità provinciale, nel loro impegno teso a costruire le migliori condizioni per uno sviluppo che, assieme alla necessaria crescita economica, riesca a coniugare anche forti contenuti di socialità, di solidarietà e promozione dei diritti per un effettivo miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini.

 

Una provincia certo non grande ma assai diversificata, dove l’operosità, il lavoro, la professionalità e la capacità imprenditoriale di tanti nostri concittadini hanno saputo promuovere un insieme assai articolato di attività.

 

Dal vivaismo e la floricoltura – che fanno di Pistoia una capitale europea del verde - all’industria meccanica che vede nello stabilimento AnsaldoBreda il suo punto di eccellenza di livello internazionale; dalle molte aziende che operano nei diversi settori del tessile, del mobile, del calzaturiero, dell’industria cartaria e dei prodotti per la casa, al turismo delle Terme di Montecatini, della neve e del verde della nostra montagna, del patrimonio artistico e culturale di tanti centri grandi e piccoli, di Collodi, patria di Pinocchio e dei tanti agriturismi che recuperano in chiave moderna e produttiva la tradizione rurale delle nostre campagne.

 

Questi nostri concittadini, siano essi imprenditori o lavoratori dipendenti, sono impegnati non poco a fare fronte alle nuove sfide della competitività ormai estesa a livello globale.

Ognuno di loro sta facendo la propria parte, ma non possono fare da soli.

Essi chiedono ai pubblici poteri di essere sostenuti nel loro sforzo volto ad accrescere la produttività e la competitività delle proprie realtà produttive.

 

E’ questo un problema che ha certamente una dimensione nazionale, che attiene all’esigenza di promuovere politiche di governo tese a rilanciare lo sviluppo, particolarmente verso il sistema della piccola impresa, ma vi sono anche aspetti specifici che interessano la nostra provincia, soprattutto sotto il profilo di un adeguamento della dotazione infrastrutturale in assenza del quale il nostro territorio rischia di andare incontro ad un processo di emarginazione.

 

E’ peraltro questo un tema che, come Enti Locali, ci vede fortemente impegnati – al di là delle legittime diverse ispirazioni politiche - in uno sforzo che punta a coordinare le competenze ed a realizzare il massimo di sinergia nell’uso delle scarse risorse a disposizione.

 

Su questo, abbiamo costruito, anche con la Regione, un rapporto positivo e siamo oggi impegnati a sollecitare il Governo ed il Parlamento affinché, nel quadro degli investimenti nazionali sul piano infrastrutturale, anche Pistoia possa vedere avviate a soluzione almeno alcune delle priorità che l’intera comunità provinciale va portando avanti da tempo.

 

Ma accanto a queste che sono alcune priorità fondamentali per la crescita della nostra comunità provinciale, non minore resta il nostro impegno per qualificare una vasta rete di servizi costruita nel tempo dalle amministrazioni locali che si sono succedute e che oggi affronta il non facile compito di riqualificarsi nel segno della efficacia, dell’efficienza e della effettiva inclusione di tutti i potenziali utenti.

 

Ciò anche ricercando il massimo di sinergia nel rapporto pubblico – privato e, specialmente nel campo sociale, per valorizzare il ricco apporto che volontariato e terzo settore possono offrire per un sistema più ricco ed efficiente, più contenuto nei costi e più vicino ai cittadini, reso possibile tanto più in una comunità come la nostra che si pone ai primissimi posti in Italia per numero e qualità di associazioni di volontariato operanti nella società civile.

 

E’ questa ricchezza di energie presenti nella società civile un aspetto che scaturisce dalla storia di questa nostra terra fatta di amore per la libertà e la democrazia, per la pace, per il lavoro e la tutela dei suoi diritti, per la solidarietà e l’accoglienza, per la promozione dei diritti umani.

 

Un amore maturato nelle lotte, nell’esempio e talvolta nel sacrificio di tanti nostri concittadini.

 

Di ciò siamo orgogliosi perché questa è la nostra identità ed al tempo stesso siamo consapevoli che si tratta di valori che non possono essere vissuti al di fuori di uno sforzo comune per costruire il futuro dell’Italia e dell’Europa.

 

 

Non è un caso che il federalismo solidale trovi qui in Toscana condizioni migliori di crescita, proprio per il rapporto fecondo costruito nel tempo tra cittadini, governi locali, movimento associativo e successivamente tra questi e il nuovo governo della Regione.

 

Ne è prova la scelta operata dalla Regione fin dagli anni ’70 di fare del decentramento e della partecipazione del sistema delle autonomie un caposaldo costante del proprio modo di governare.

 

Mi comprenderà, Signor Presidente, se a conclusione di questo mio breve intervento, in coerenza con questa vocazione che accoglie tutto intero il riconoscimento e lo sviluppo delle autonomie nell’unità della Repubblica, intendo esprimerLe un sentimento di preoccupazione per il modo con cui si va procedendo nell’attuazione del nuovo Titolo V della nostra Costituzione, fortemente voluto dal sistema delle autonomie e confermato giusto un anno fa dal referendum popolare.

 

In particolare vedo troppi sforzi volti a rimettere in discussione i contenuti della riforma e troppo debole e contraddittorio l’impegno per dare corso a quel trasferimento di poteri, competenze e risorse delineato chiaramente dal nuovo articolo 119 della Costituzione.

 

Come amministratori locali non vogliamo certo venire meno ai compiti ed alle responsabilità che ci derivano per fare fronte agli impegni assunti dal nostro Paese all’interno del patto di stabilità che ci lega all’Europa: solo che vorremmo farlo, come riteniamo giusto, da protagonisti e non solo perché costretti a ricercare continuamente una sempre più difficile compatibilità tra risorse che calano e competenze che crescono.

 

Come Lei ha affermato molto autorevolmente in un suo recente discorso a Verona, si tratta di gestire "un processo complesso, difficile, che richiede una grande disponibilità al dialogo ed alla collaborazione tra le varie sedi, i vari livelli del governo locale, indipendentemente dalle appartenenze politiche".

 

Per questo avverto con preoccupazione, una tendenza che anziché puntare alla comune assunzione delle responsabilità di una congiuntura economica certo non facile, vede ricorrenti tentativi di scaricare verso il basso le difficoltà e questo alla lunga non può essere un disegno vincente per il nostro Paese.

 

Questo anche perché il federalismo, inteso come grande progetto di riforma del nostro Stato, al quale hanno guardato e guardano con interesse anche i nostri partners europei, è un progetto che si afferma complessivamente o è destinato ad una pericolosa involuzione con effetti che ricadrebbero pesantemente sul rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

 

In ogni caso noi faremo la nostra parte Signor Presidente, anche se si tratta di un compito che diviene sempre più difficile proprio per le ragioni che ho cercato brevemente di richiamare.

 

Anche per questo confidiamo molto nel ruolo di garanzia che la Presidenza della Repubblica sta svolgendo e che è per noi motivo di fiducia tanto più nei momenti in cui paiono appannarsi alcuni degli obiettivi che ci avevano animato nell’impegno di rinnovamento e di riforma di quest’ultimo decennio.

 

Di nuovo grazie Signor Presidente per essere tra noi, con i migliori auguri per il suo lavoro, per la Repubblica e per l’Italia.

Gianfranco Venturi