SALUTO AL PRESIDENTE CIAMPI

Castelmartini 16 settembre 2002

 

Sig Presidente della Repubblica

Sig. Presidente della Regione Toscana

Sig. Presidente della Provincia di Pistoia

Autorità civili, militari

Sig. Vescovo

Combattenti e Reduci

Superstiti delle stragi

Familiari delle vittime

Cittadini Tutti

Inauguriamo oggi il Monumento alle vittime dell’Eccidio del 23 agosto 1944 e a tutti i Combattenti caduti per la libertà della Patria; un monumento fortemente voluto dall’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Pistoia e dal Comune di Larciano e realizzato con il contributo dei Comuni coinvolti nell’Eccidio.

Fra le tante stragi avvenute quell’anno in Toscana, quella del 23 agosto 1944 nel Padule di Fucecchio è una delle più atroci: nel giro di poche ore, quella mattina, furono uccise con criminale razionalità 175 persone inermi fra cui donne, vecchi e bambini.

Non si trattò di un rastrellamento contro bande armate di partigiani, ma di una vera e propria azione di sterminio, di una strage attuata con feroce determinazione.

Il mio pensiero va, fra i tanti, a Carmela Arinci 93 anni una anziana signora non vedente che quel 23 agosto si muoveva tra i morti. Non si rende conto di quanto sta accadendo. Chiama i familiari e vuole sapere perché non le rispondono. Erano già morti. Inciampa in un corpo. Sta per chinarsi quando un nazista le va accanto. Toglie la spoletta a una bomba a mano, gliela infila in una tasca del grembiule e si allontana. Ancora qualche secondo e la donna è straziata dall’esplosione.

Penso, anche, ad Annunziata Mazzei. Sembrava morta ricoperta di sangue e tra le braccia aveva il suo bambino che gridava "mamma!". Due soldati si diressero verso di lei. Uno alzò il suo fucile e picchiò con il calcio sulla testa del bambino che cessò di gridare. Non aveva ancora due anni.

Le atrocità commesse quel giorno, le forme barbare e cruente scelte per compiere il massacro sono rimaste impresse per sempre nella memoria dei sopravvissuti e hanno segnato profondamente le loro vite e le nostre.

Dell’ Eccidio, dopo il processo di Venezia del 1947, si conobbero subito i responsabili, ma l’esito di quel processo e di quelli fin qui celebrati ci appare davvero insoddisfacente di fronte ai tanti massacri di civili avvenuti durante la ritirata tedesca.

Questo monumento concepito e realizzato per dignità e non per odio rende, in parte, giustizia alle vittime innocenti di allora, alla nostra gente che non può dimenticare.

È il giusto tributo al sacrificio e al coraggio di chi ci ha preceduto; ci ricorderà l’orrore di quel crimine perché non si ripeta.

Ci ricorderà che se vogliamo che altri crimini contro l’umanità non vengano commessi dobbiamo esercitare il nostro giudizio, il nostro libero arbitrio, un forte senso di responsabilità.

Il Comitato toscano dell’Associazione nazionale combattenti e reduci ha affidato al noto artista Prof. Gino Terreni, partigiano poi combattente volontario sulla linea gotica, la realizzazione del monumento alle vittime dell’Eccidio del ’44.

E’ in marmo statuario di Carrara e rappresenta, come lui stesso ci dice, lo stupore e il dramma delle vittime innocenti, falciate dalle armi di quegli stessi soldati che avevano dovuto ospitare nelle loro case.

Lo stupore, l’incredulità e la condanna si leggono anche negli occhi del bimbo che vi è rappresentato verso i carnefici della propria madre; la paura e l’attesa della morte sui volti dei due familiari.

Nella nicchia, in altorilievo, sono rappresentate, in memoria dei combattenti toscani caduti per la libertà della Patria, due scene unite nei sentimenti: una ispirata alla canzone "o bella ciao", un omaggio alla donna partigiana, l’altra ispirata ai soldati toscani caduti fra il 1940 e il 1945 con riferimento ai fatti di Cefalonia.

Abbiamo voluto anche che la scultura vivesse in uno spazio architettonico che la legasse intimamente a questi luoghi, diventando complessivamente un monumento da percorrere, da fruire.

In quei giorni dell’ancora vicino 1944 la nostra gente morì ovunque: nelle case, nelle aie, nei campi e nei canali.

Nella rilettura architettonica che vedete, ideata dall’arch. Roberto Cipollini, e che ricorda l’impianto di una casa colonica, ci piace pensare che da oggi la gente verrà con i bambini e si fermerà a parlare. Giungendo dal vicino Giardino della Memoria ecco un luogo da attraversare e superare solo dopo essersi soffermati a riflettere, a interrogarsi, da vivere in pace con se stessi e con gli altri, ma ricordando quanto i comportamenti umani, possano, in un soffio, fa mutare il parlare dei luoghi agli animi della gente.

Un monumento che vive, dove a breve troveranno posto anche le indicazioni per la visita dell’area palustre e dei percorsi della memoria ai quali i comuni dell’Eccidio stanno lavorando.

Accanto ai ricordi dell’efferata strage il presente per non progettare distrattamente il nostro futuro

E’ anche grazie a Lei Signor Presidente che ciò si è reso possibile.

Questo, crediamo, è il senso del Suo pellegrinaggio in quel viaggio nella memoria che Ella ha voluto intraprendere da quando è Presidente della Repubblica.

Un itinerario che l’Ha portata da Cefalonia a Sant'Anna di Stazzema, a Marzabotto, a Vergato, a Piombino come a Tambov, ad Auschwitz e in tanti altri luoghi divenuti simbolo del nostro dolore, del nostro riscatto. Un pellegrinaggio della memoria, della riconciliazione, della costruzione di una società migliore.

Anche per questo a Lei, Signor Presidente della Repubblica, va il nostro commosso ringraziamento.

A Lei, a tutti i presenti e a tutti coloro che hanno reso possibile questo momento va la nostra sincera gratitudine.

Il Sindaco di Larciano

Dott.ssa Roberta Beneforti